Domande e risposte.
Dlgs 81/08 sulla Sicurezza sui luoghi di lavoro.
1- Un artigiano muratore senza dipendenti è soggetto al nuovo Testo unico e quindi deve approntare o autocertificare il documento di valutazione dei rischi e nominare il medico competente perché soggetto a rischi tabellati (movimentazione manuale dei carichi, lavori in altezza eccetera)?
No, l'artigiano muratore senza dipendenti non deve fare la valutazione dei rischi perché non è datore di lavoro. Tuttavia, deve utilizzare le attrezzature e i dispositivi di protezione individuale conformi al Testo unico. Attenzione, però: per le prestazioni svolte nell'ambito del cantiere entrano in gioco gli obblighi del committente o del responsabile dei lavori (articolo 90 del decreto legislativo 81/2008). Quanto alla nomina del medico competente, non c'è obbligo.
2 - Il datore di lavoro che non adempie agli obblighi di "informazione" dei lavoratori – previsti dagli articoli 18, comma 1, lettera l) e 36, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 81 – è punito con la sanzione prevista dall'articolo 55, comma 4, lettera a) (arresto da due a quattro mesi o ammenda da 800 a 3mila euro), oppure con la sanzione prevista dalla lettera e) (arresto da quattro a otto mesi o ammenda da 2mila a 4mila euro)? Dal disposto normativo risulterebbero due sanzioni per la stessa violazione.
Si ritiene che le norme andrebbero lette così: sanzione meno grave – articolo 55, comma 4, lettera a), arresto da due a quattro mesi, ammenda da 800 a 3mila euro – per la violazione di obblighi di informazione, di cui all'articolo 36, commi 1, 2 e 3. Vale a dire, l'obbligo di informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione. Invece, la sanzione più grave – articolo 55, comma 4, lettera e) arresto da quattro a otto mesi, ammenda da 2mila a 4mila euro – per la violazione di obblighi di informazione di cui all'articolo 36, comma 4 (diretta ai lavoratori stranieri) e di formazione di cui all'articolo 37.
3 - In merito all'articolo 28 del decreto legislativo 81/08, entro i 90 giorni dall'entrata in vigore, deve essere redatto un nuovo documento di valutazione dei rischi secondo i dettami del Testo Unico o si possono ritenere validi i documenti già effettuati dalle aziende concernenti già tutti i rischi presenti?
Le disposizioni finali del decreto legislativo 81 (articolo 306) prevedono che le norme di cui agli articoli 17 e 28 diventano efficaci decorsi 90 giorni dalla pubblicazioni del decreto (non dalla sua entrata in vigore). Quindi fino al 29 luglio (il decreto è stato pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 30 aprile) trovano applicazione le disposizioni previgenti. Dal 30 luglio i datori di lavoro dovranno aver adeguato la valutazione e il documento alla nuova normativa. L'adeguamento deve far riferimento ai nuovi fattori di rischio individuati nell'articolo 28, comma 1: differenze di genere, età, provenienza da altri Paesi. Infine, quelli riguadanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'accordo europeo dell'8 ottobre 2004.
4 - Vorrei un chiarimento sulla modalità di esecuzione della valutazione dei rischi per aziende che occupano: meno di 10 dipendenti, fino a 50 dipendenti, oltre 50 addetti.
In attesa delle procedure standardizzate, per le aziende che occupano fino a 10 dipendenti si applica l'autocertificazione. L'imprenditore deve autocertificare di aver effettuato la valutazione dei rischi, in sostituzione del documento. L'autocertificazione si applica fino all'entrata in vigore delle procedure standardizzate, che verranno individuate con decreto Lavoro-Salute, e comunque non oltre il 30 giugno 2012. L'autocertificazione non vale per le imprese che svolgono attività particolarmente pericolose (articolo 29, comma 7).
Per le imprese fino a 50 dipendenti, in attesa delle procedure standardizzate, è richiesta la valutazione dei rischi e l'emissione del documento (secondo le normali procedure). Anche alle aziende fino a 50 dipendenti, che svolgono attività particolarmente pericolose, non si applicheranno le procedure standardizzate (articolo 29, comma 7). Non esistono deroghe per le imprese che occupano oltre i 50 dipendenti
5 - Il Testo unico sulla sicurezza richiama il decreto legislativo 231/01. Se una società decide di adottare un modello organizzativo solo al fine di prevenire la responsabilità che può derivare dai reati di omicidio colposo e lesioni gravi e gravissime colpose, si deve applicare un sistema di controllo?
Se la società decide di adottare il modello organizzativo per avvalersi dell'esimente dalla responsabilita in caso di omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime, con violazione delle norme del Testo unico sulla sicurezza, non è obbligata a nominare l'organismo di vigilanza. Tuttavia, la scelta potrebbe essere opportuna. In caso contrario, il rischio potrebbe essere di non vedersi applicata l'esimente: il problema è garantire che al modello venga data attuazione e che siano adottate le idonee misure di sicurezza.
6 - Vorrei sapere se il Consiglio di amministrazione di una società, nel delegare (con delega ex articolo 16 del testo unico) a un proprio consigliere i poteri e le responsabilità per la costituzione e l'aggiornamento di un sistema di gestione sicurezza, può anche delegare il potere di nominare il responsabile del sistema di prevenzione e protezione?
Intanto, la società deve individuare il datore di lavoro ai fini della sicurezza: il datore di lavoro sarà individuato dallo Statuto o dal regolamento della società. Nel caso particolare, non si tratta di delega, ma di individuazione. È obbligo non delegabile del datore di lavoro nominare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
7 - In relazione all'articolo 26 del Testo unico, sarei interessata a comprendere cosa si intende per «costi relativi alla sicurezza». Poiché, la normativa introduce il regime della nullità per i contratti privi di tale indicazione, sarebbe opportuno approfondire la tematica.
I criteri per individuare i costi relativi alla sicurezza saranno oggetto di un decreto ministeriale (articolo 26, comma 6). Il decreto dovrà tener conto dei valori economici previsti dalla contrattazione collettiva dei diversi settori merceologici e delle diverse aree territoriali. Nel frattempo, si potrà fare riferimento all'articolo 7, comma 1 del Dpr 222/03.
8 - L'istituzione del libretto formativo del lavoratore è obbligatoria?
Sì, il libretto formativo del cittadino è stato istituito dall'articolo 2, comma 1, lettera i) del decreto legislativo 276/03, richiamato dall'articolo 37, comma 14 del Testo unico ed è considerato utile dal datore di lavoro per il programma di formazione e sarà altresì utile per l'organo di vigilanza per verificare l'adempimento dell'obbligo di formazione.
9 - Come si comunicano all'Inail i dati infortunistici?
Come si coniuga questo obbligo con la tenuta del Registro infortuni?
Le comunicazioni all'Inail degli infortuni, inferiori e superiori a tre giorni, dovranno essere effettuate con sistema telematico, secondo le istruzioni dell'Inail. Il Registro infortuni, secondo l'articolo 53, comma 6, sarà abolito entro sei mesi dall'emanazione del decreto ministeriale (articolo 8, comma 4) che dovrà avvenire entro sei mesi.
10 - La nomina del medico competente è sempre obbligatoria o lo è solamente nel caso in cui vi sia l'obbligo di sorveglianza sanitaria? E in quali casi è obbligatoria la sorveglianza sanitaria?
La sorveglianza sanitaria è obbligatoria nei casi previsti dalle direttive europee (recepite nel nostro Paese) e in particolare quando la legge stabilisce l'obbligo della visita medica preventiva (dopo l'assunzione, prima di essere immessi nella mansione) e periodica.
11 - Secondo l'articolo 18 del decreto legislativo 81/2008, il datore di lavoro deve comunicare annualmente all'Inail i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
Quando va fatta questa comunicazione?
La legge non prevede alcun termine. Probabilmente sarà indicato da una disposizione amministrativa, seppur non prevista dalla legge. Tuttavia, perché sussista l'obbligo è necessario che sia designato o eletto il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
12 - Vorrei chiarimenti circa il significato di delega funzionale in riferimento all'articolo 16.
La delega delle funzioni si riferisce a uno dei compiti che per legge sono demandati, seppure in alternativa al dirigente, al datore di lavoro. Più in particolare si tratta delle funzioni elencate nell'articolo 18 del decreto legislativo 231/08 che non vengono svolte, per qualsiasi causa dal dirigente, anche perché tale figura professionale potrebbe non essere prevista in azienda.
13 - Se le aziende di cui all'articolo 31, comma 6, non hanno tra il personale soggetti in possesso dei previsti requisiti professionali, possono ricorrere a consulenti esterni per la copertura del ruolo di responsabile del servizio prevenzione e protezione (Rspp)?
Il comma 7 dell'articolo 31 è abbastanza esplicito nel prevedere che nell'ipotesi di attività elencate nel comma 6, «il responsabile del servizio di prevenzione e protezione deve essere interno». Pertanto, non essendo ammesse deroghe, l'azienda dovrà assumere appositamente un soggetto in possesso dei requisiti di cui all'articolo 32 per lo svolgimento dei compiti di responsabile del servizio prevenzione e protezione, fermo restando che tale mansione non dovrà essere necessariamente esclusiva.
14 - Un limite all'autonomia di spesa (per esempio 50mila euro per operazione) invalida la delega o semplicemente la riduce agli interventi o alle responsabilità affrontabili con la spesa prevista?
La delega delle funzioni dell'articolo 16 dovrà poter essere svolta con poteri propri del delegato per l'organizzazione, la gestione e il controllo della specifica natura delle funzioni delegate. Pertanto l'entità della copertura di spesa offerta al delegato dovrà essere congrua e comunque di importo tale da garantire le effettive funzioni. Nel caso prospettato sarà l'importo di spesa riconosciuta che potrà determinare la natura e l'entità delle funzioni delegate.
15 - In riferimento all'articolo 34 del nuovo Testo unico, il datore di lavoro non deve inviare la dichiarazione indicata nell'articolo 10, comma 2 della 626/94. Deve essere semplicemente custodita in azienda?
L'articolo 29, comma 5, nel recepire il contenuto dell'articolo 10 del decreto legislativo 626/94, in attuazione del principio della semplificazione delle procedure, ha riformulato le deroghe in materia di valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro che occupi fino a 10 dipendenti. È, infatti, ora previsto che tali datori effettuino la valutazione dei rischi sulla base di procedure standardizzate da individuarsi con decreto interministeriale.
Fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto (comunque, non oltre il 30 giugno 2012), i datori di lavoro possono autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi.
Non sussiste, pertanto, alcun obbligo di comunicazione secondo quanto in precedenza previsto dall'articolo 10, comma 2 della 626.
16 - A quali sanzioni va incontro un datore di lavoro nel momento in cui in un'azienda non c'è l'addetto al pronto soccorso o l'addetto prevenzione incendi?
L'articolo 18, comma 1, lettera b) prevede l'obbligo di designare preventivamente lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza.
L'articolo 55, comma 4, lettera a) prevede che in caso di violazione a tale obbligo il datore di lavoro o il dirigente sia punito con l'arresto da due a quattro mesi o con l'ammenda da 800 a 3mila euro.
17 - Ipotizziamo una Srl composta da due soci e da un amministratore esterno senza compenso. Il responsabile del servizio prevenzione e protezione è uno dei due soci, che al momento non è alle dipendenze dell'azienda. La Srl in questione è fuori norma?
Il lettore non precisa l'attività svolta dalla società. Ipotizzando che non svolga alcuna delle attività previste dall'articolo 31, comma 6 il responsabile del servizio di prevenzione e protezione può essere anche non interno all'azienda. Per interno all'azienda deve ritenersi che tra azienda e responsabile del servizio prevenzione e protezione deve esistere un rapporto tale da garantire la continuità della prestazione e della presenza che, in linea di massima, configura un rapporto di lavoro subordinato.
18 - Può considerarsi soggetto alla normativa un acconciatore con un dipendente a tempo parziale, 19 ore settimanali, assunto in base al decreto 368/01?
Secondo la nuova definizione data dall'articolo 2 del Testo unico, per lavoratore deve intendersi la persona che, «indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un'arte o una professione». La risposta dunque è affermativa, in quanto il Testo unico si applica, dal 15 maggio prossimo, indipendentemente dalla natura del contratto sia esso a tempo determinato o a tempo parziale.
19 - In quali casi il decreto obbliga a nominare il medico competente? Cosa deve contenere l'autocertificazione prevista per le aziende con meno di dieci dipendenti?
La nomina del medico competente è obbligatoria quando sussiste anche l'obbligo della sorveglianza sanitaria che, a sua volta, sulla base dell'articolo 41, è obbligatoria quando è prevista dalla normativa vigente ed è correlata ai rischi lavorativi. In pratica, quando la normativa prevede l'obbligo della visita medica preventiva e periodica. In merito alla seconda domanda, l'articolo 29, comma 5 stabilisce che la valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro deve essere effettuata sulla base delle procedure standardizzate che saranno individuate con apposito decreto ministeriale. Tuttavia, fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto, i datori possono autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi. Il contenuto di tale autocertificazione dovrà contenere: la dichiarazione di aver effettuato la valutazione di tutti i rischi, la scelta delle attrezzature di lavoro, le eventuali sostanze e preparati chimici impiegati, nonché la sistemazione dei luoghi di lavoro.
20 - Il condominio amministrato da una Sas, senza portiere e dipendenti, ma con servizi generalmente in appalto e con manutentori artigiani per piccoli interventi tipo la sostituzione di una lampadina o di un vetro, è obbligato a incaricare professionista esterno per redigere il piano di sicurezza? È sufficiente redigere il verbale ex articolo 7 decreto legislativo 626/94?
La forma di conferimento delle prestazioni indicate dal lettore non si ritiene che rientri nelle ipotesi disciplinate dall'articolo 26 del decreto legislativo 81/08, in quanto si riferisce espressamente al «datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori all'impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all'interno della propria azienda». Nella fattispecie, mancano quindi i presupposti soggettivi e oggettivi ipotizzati dalla norma citata. Tuttavia, trattandosi in ogni caso di prestazioni autonome svolte con contratto d'opera ai sensi dell'articolo 2222 Codice civile, tali lavoratori, rientrando in una delle categorie indicate nell'articolo 21, devono osservare le disposizioni previste nel comma 1 di tale articolo, consistenti nell'utilizzo delle attrezzature e dei dispositivi di protezione individuali conformi alle disposizioni contenute nel Titolo III. In relazione a quanto sopra, in via cautelativa, sarebbe opportuno che tale circostanza fosse espressa in un contratto in forma scritta tra le parti.
21 - Ho letto che è possibile detrarre il 50% delle spese a fronte di corsi di formazione per la salute e sicurezza: Mi sapete dire in che termini? La detraibilità funziona solo se i corsi sono tenuti internamente all'azienda?
L'articolo 11 del Testo unico stabilisce che la Commissione consultiva permanente definirà le azioni di prevenzione con riguardo, tra l'altro, al finanziamento dei progetti formativi specificamente dedicati a piccole, medie e micro imprese. Tale impegno è ripreso dall'articolo 52, comma 1, lettera b), il quale stabilisce che presso l'Inail è costituito un fondo di sostegno anche a tali imprese che avrà per obiettivo, tra l'altro, di finanziare la formazione dei datori di lavoro delle piccole e medie imprese, dei piccoli imprenditori (ex articolo 2083, Codice civile), dei lavoratori stagionali del settore agricolo e degli autonomi. Un apposito decreto interministeriale da emanarsi entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del Testo unico ne stabilirà criteri e modalità.
22 - Vorrei sapere se i lavori eseguiti da un'impresa edile, dall'idraulico e dall'elettricista artigiano non dipendente dell'impresa rientrano nel conteggio dei 200 uomini-giorno.
Il Testo unico non dà alcuna indicazione al riguardo. Tuttavia, con riferimento alle previgenti disposizioni (decreto legislativo 494/96) l'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici, con determinazione del 29 marzo 2001 n. 11/01, su conforme parere del ministero del Lavoro, ha escluso che il lavoratore autonomo possa essere conteggiato nel numero delle imprese presenti in cantiere.
23 - Con riferimento all'articolo 26 del Testo unico, quali dovrebbero essere le modalità di determinazione degli oneri della sicurezza: puntuali per ogni fase lavorativa o forfettari in percentuale sull'importo dell'appalto?
Per la determinazione del costo della sicurezza occorre fare riferimento a una stima analitica per singole voci, considerando il costo di utilizzo di ciascuna voce per il cantiere interessato e considerando, in quanto applicabile, la posa in opera e il successivo smontaggio, manutenzione e ammortamento.
24 - Quali sono i contenuti minimi del Documento unico di valutazione dei rischi interferenti (Duvri)?
Nella predisposizione del Documento il committente dovrà tener conto delle sovrapposizioni tra i lavoratori propri e i lavoratori dell'appaltatore e di eventuali subappaltatori. Il documento dovrà tenere conto dei rischi derivanti da tali eventuali sovrapposizioni di più attività svolte da operatori diversi, oppure di quelli immessi nel luogo di lavoro del committente dalle lavorazioni dell'appaltatore. La presenza del Documento unico di valutazione dei rischi interferenti non esonera l'appaltatore dal preparare il proprio documento di valutazione dei rischi, che sarà la base per il conteggio del costo per la sicurezza.
25 - Nel caso di appalto pubblico a quali adempimenti deve assolvere l'impresa aggiudicataria nei confronti delle ditte subappaltatrici in termini di Documento unico di valutazione dei rischi (Duvri)? In particolare, nel caso il committente non elabori il Duvri, quali rischi corre l'impresa aggiudicataria?
Il Documento unico di valutazione dei rischi terrà conto non soltanto delle "interferenze" tra committente e impresa aggiudicataria, ma anche di quelle tra quest'ultima e le eventuali imprese subappaltatrici. La legge non prevede a carico dell'impresa aggiudicataria la mancata predisposizione del Documento unico di valutazione dei rischi da parte del committente.
Ferme restando le eventuali responsabilità penali per i titolari dei rispettivi obblighi, vi potrebbe essere in sede civile un mancato riconoscimento del costo per la sicurezza per i rischi da "interferenze".
26 - Sono laureato in ingegneria meccanica vecchio ordinamento. Nel testo unico ho letto che i laureati in ingegneria industriale sono dispensati dai corsi per diventare RSPP. Attualmente la laurea triennale in ingegneria industriale e propedeutica a quella in ingegneria meccanica. Premetto che sono stato RSPP per 10 anni e ho frequentato il corso richiesto dalla 626, con altri corsi formativi complementari. Devo anche io frequentare i moduli A,B,C citati indirettamente dal decreto o sono esentato?
Sarebbe stato utile conoscere se i corsi frequentati sono corrispondenti a quelli previsti dall'accordo Stato-Regioni del 26 gennaio 2006 (gazzetta ufficiale , n. 37 del 14 febbraio 2006). In caso affermativo, dovrebbe aver già acquisito i titoli derivanti dai Moduli A, B e C, come indirettamente richiamati dall'art 32, comma 2.
In caso contrario dovrà frequentare i corsi previsti dai Moduli B e C, i cui contenuti sono riportati nei periodi dal secondo in poi dell'art. 32, comma 2.
E' fatto salvo l'obbligo di frequenza dei corsi di aggiornamento richiamati sempre dall'art. 32, comma 6, e secondo gli indirizzi definiti nell'Accordo sopra citato.
27 - Molti titolari di azienda in passato si sono rivolte ad esperti esterni delegando il ruolo di Datore di Lavoro e di RSPP con atto notarile, ottenendo cosi una "copertura" per quanto concerne la responsabilità penale. Con il D.Lgs. 81/08 e ancora possibile oppure il delegato deve necessariamente essere un dirigente/dipendente dell'azienda?
Tale possibilità non esisteva neanche con la norma previdente, in quanto la "responsabilità penale" non è delegabile o trasferibile, salvo che essa non faccia parte di un contesto più ampio, cioè, di affidamento della gestione, in piena autonomia, di determinate funzioni, comprendendo in tale ambito anche della responsabilità penale derivante da dirette attività in violazione di legge.
Il D.Lgs. n. 81/2008, non si discosta da tale principio, salvo che alcuni obblighi (art. 17), quali la valutazione del rischio, elaborazione del documento della sicurezza e la nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Gli altri obblighi sono delegabili e la relativa delega deve rispondere ai limiti e condizioni stabilite dall'art. 16.
Da considerare che, ai sensi dell'art. 31, comma 5, ove il datore di lavoro ricorra a persone o servizi esterni non è per questo esonerato dalla propria responsabilità in materia.
28 - Un esercizio commerciante di gioielleria s.n.c. e un titolare di palestra body building e fitness aventi entrambi un dipendente sono soggetti al nuovo Testo unico e quindi devono approntare o autocertificare il documento di valutazione dei rischi e nominare il medico competente?
Ai fini dell'applicazione del T.U., si prescinde dal numero dei dipendenti occupati. Pertanto, basta occupare un solo lavoratore per dover osservare le disposizioni di legge in materia di sicurezza. Tra queste, è basilare, la valutazione di tutti i rischi secondo le indicazioni di cui agli articoli 28 e 29 e tenendo conto delle procedure standard che dovranno essere definite con apposito decreto interministeriale. Fino alla sua emanazione i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratore potranno autocertificare l'avvenuta valutazione dei rischi che, in tal caso, la potranno effettuare direttamente. Perché ciò sia possibile occorre che lo stesso datore di lavoro abbia frequentato un corso di formazione di durata non inferiore a 16 e non superiore a 48 ore, definiti mediante accordo in sede di conferenza permanente Stato-regioni. Nel frattempo, e fino alla pubblicazione dell'accordo, sarà valida la formazione effettuata ai sensi dell'art. 3 del D.M. 16 gennaio 1997.
29 - Sono un'imprenditori e voglio investire nella formazione continua dei miei dipendenti (quasi tutti immigrati). Voglio sapere cosa debbo fare per accedere ai fondi del ministero per la formazione.
R. Le disposizioni per accedere ai finanziamenti per la formazione sono varie ma per ora il T.U. detta solo le linee programmatiche. Occorre l'emanazione di decreti e/o accordi tra le parti sociali, anche perché queste ultime (art. 37, comma 2) ne devono definire, entro dodici mesi: la durata, i contenuti minimi e le modalità.
Gli indirizzi per i finanziamenti di progetti formativi specificamente dedicati alle piccole, medie e micro imprese (articoli 11, comma 1, lett. b) e 52, comma 1, lett. b) saranno individuati nell'ambito della Commissione consultiva permanente, secondo un riparto annuale che sarà definito con decreto del Ministero del lavoro. Un ulteriore finanziamento di progetti formativi in materia di sicurezza, è previsto, altresì, da parte dell'Inail, cui potrà rivolgersi direttamente il lettore, destinati in particolare alle piccole, medie e micro imprese (art. 11, comma 5).
30 - Premesso che mi riferisco ad una realtà industriale con 200 lavoratori circa e che pertanto il RSPP dovrebbe essere obbligatoriamente interno, vorrei sapere se quando il CDA, quale datore di lavoro, conferisce poteri e reponsabilità con delega ex art. 16 ad un proprio consigliere per la costituzione e gestione di un sistema di sicurezza, lo stesso consigliere delegato possa assumere la funzione di RSPP se nominato dal CDA.
Effettivamente l'art. 31, comma 6, lett. e), stabilisce che l'istituzione del servizio interno all'azienda è obbligatorio quando trattasi di azienda industriale che occupa oltre 200 lavoratori.
Il comma 1 dello stesso art. 34, stabilisce che il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione, fuori dalla richiamata ipotesi di cui all'arte. 31, comma 6. Combinando, pertanto, le due disposizioni, dovrebbe escludersi che lo stesso consigliere possa svolgere i compiti del datore di lavoro e quelli del responsabile del servizio di prevenzione protezione.
31 - Quando la legge stabilisce l'obbligatorietà del Rspp interno, è possible nominare un Rspp che è legato alla società da un contratto a progetto e che presta la propria opera anche per altre imprese?
L'articolo 31, comma 7, del decreto legislativo 81/08 stabilisce che nelle ipotesi di attività indicate nel comma 6, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rspp) deve essere interno.
Tale scelta fatta dal legislatore, in considerazione delle particolari attività di cui al comma 6, si ritiene sia avvenuta per garantire la costante presenza del Rspp sul posto di lavoro.
Peraltro, gli stessi compiti individuati dall'articolo 33, correlato con il citato comma 6, non sembrano lasciare discrezionalità circa la scelta del rapporto di lavoro, atteso che il contratto a progetto, ai sensi dell'art. 61 e seguenti del decreto legislativo 276/03 si caratterizza per la determinatezza o la determinabilità della prestazione. Tali imprescindibili condizioni sembra che contrastino con il principio introdotto dal comma 7 dell'articolo 31 del decreto legislativo 81/08 che, prevedendo che il Rspp sia interno all'azienda, ne presuppone l'inserimento nell'organizzazione anche ai fini di una continua presenza.
32 - L'articolo 31, comma 6, lettera e) impone il Spp e il Rspp interni alle "aziende industriali" con oltre 200 lavoratori. Cosa deve intendersi con azienda industriale, la societa tutta?
Per rispondere alla domanda occorre fare riferimento alle definizioni contenute nell'articolo 2.
Il comma 1, lettera c) definisce azienda il complesso della struttura organizzata del datore di lavoro, pubblico o privato. Più in particolare, la lettera t) definisce unità lo stabilimento o struttura finalizzati alla produzione di beni o all'erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale.
Ai fini dell'individuazione del campo di applicazione dell'articolo 31, comma 6 si ritiene possa farsi correttamente riferimento alle disposizioni sopra richiamate.
33 - Secondo l'articolo 89, comma 1, lettera c) il progettista e il direttore dei lavori sono ora automaticamente individuati anche come responsabili dei lavori per le rispettive fasi di attività, senza possibilità di diverso affidamento delle responsabilità (ad es. mantenimento in capo al committente, oppure delega ad altri incaricati) ? In caso affermativo, è quindi compito del progettista e del direttore dei lavori il materiale assolvimento dei diversi obblighi previsti dall'articolo 90 a carico del responsabile dei lavori? Che senso ha, in relazione all'articolo 90, l'alternativa (più volte ripetuta a partire dal titolo) ".... il committente o il responsabile dei lavori"?
L'articolo 89, comma 1, lettera b), modificando in parte l'articolo 2, comma 1, lettera c) del decreto legislativo 494/1996, definisce responsabile dei lavori il soggetto incaricato, dal committente, della progettazione o del controllo dell'esecuzione dell'opera; tale soggetto coincide con il progettista nella fase di progettazione dell'opera e con il direttore dei lavori per la fase di esecuzione dell'opera tenendo quindi distinti i due incarichi e prevedendo uno specifico collaterale incarico prevenzionistico distinto da quello tecnico-professionale.
Tuttavia, l'articolo 90, comma 6 stabilisce ancora che il committente, o il responsabile dei lavori, qualora siano in possesso dei requisiti professionali previsti dall'articolo 98, ha facoltà di svolgere le funzioni sia di coordinatore della progettazione, che di coordinatore per l'esecuzione dei lavori.
L'alternatività fatta dal legislatore di volta in vola tra committente e responsabile dei lavori, deriva proprio dalla facoltà in capo al committente, se in possesso dei requisiti, di svolgere direttamente anche le funzioni di responsabile dei lavori. L'incarico conferito a quest'ultimo conserverà sul committente le funzioni come definite dall'articolo 89, comma 1, lettera b). Infatti, lo stesso articolo 157 pone le sanzioni, in alternativa, in capo al committente o al responsabile dei lavori.
34 - Sono laureata da due anni in Ingegneria chimica, vecchio ordinamento (5 anni) e in base all' articolo 32, comma 5 del decreto legislativo 81/08 potrei già essere nominata Aspp e per diventare Rspp mi mancherebbe la frequentazione al corso modulo C. Vorrei sapere se questa mia interpretazione è corretta. L'incarico di Rspp, nell'eventualita di una gravidanza, come può conciliarsi con alcuni obblighi? Per esempio, in base alla legge 151/01 è interdetto alle donne in fase di gravidanza e allattamento, ad esempio, l'interazione con solventi..
In merito alla prima domanda è da precisare che il possesso della laurea che rientra tra quelle indicate al comma 5 dell'articolo 32, esonera il soggetto dalla frequenza dei corsi di cui al primo periodo del comma 2, fermo l'obbligo di frequenza a specifici corsi di formazione in materia di prevenzione protezione dei rischi, anche di natura ergonomia e da stress-correlato, di organizzazione e gestione delle attività tecnico-amministrative e di tecnica di comunicazione in azienda e relazioni industriali (modulo C di cui all'accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni del 26 gennaio 2006).
La lettrice non precisa se le funzioni di Rspp sarebbero svolte come dipendente dell'azienda od esterna. Facendo riferimento alla prima ipotesi, si conferma che, indipendentemente dalla funzione svolta in azienda, in caso di maternità si applicherebbero nei suoi confronti le norme protettive e limitative previste dal decreto legislativo 151/01.
Si ritiene che i sopralluoghi potranno essere regalmente demandati agli addetti al Servizio atteso che questi ai fini delle conoscenze dei rischi aziendali (Modulo B) hanno gli stessi requisiti richiesti per il Responsabile del Servizio.
35 - Alcune domande sul preposto:
1) Chi è in realtà il preposto? 2) Quali sono le responsabilità del preposto? 3) Cosa rischia il preposto? 4) Che tipo di formazione deve effettuare il preposto?
Il preposto sovrintende all'attività lavorativa e garantisce l'attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione. Tale può essere il capo cantiere, il capo reparto, il capo fabbrica, il capo macchina e così via. Le responsabilità del preposto sono di ordine penale (contravvenzioni) in caso di mancato adempimento agli obblighi di legge e di contratto. I preposti, ai sensi dell'articolo 37, ricevono, a cura del datore di lavoro, una formazione riguardante i principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi, la definizione e l'individuazione dei fattori di rischio, la valutazione dei rischi, l'individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione.
36 - Il preposto è comunque un subordinato del datore?
Il preposto fa parte dell'organizzazione aziendale e sovrintende, controllando, anche ai fini della sicurezza, il lavoro dei lavoratori che dipendono da lui. Quindi non può che essere anch'egli un lavoratore dipendente stabilmente occupato presso l'unità produttiva.
Le funzioni del preposto sono ben distinte da quelle del Servizio di prevenzione protezione. Non si esclude che possa far parte di detto Servizio come Addetto, occorre però, in tal caso, che egli sia in possesso dei requisiti professionali previsti dall'articolo 32.
37 - Secondo quanto riportato a pag. 32 della Guida sul Testo unico del Sole 24 Ore del 5 maggio 2008, la formazione deve essere registrata nel libretto formativo del cittadino previsto dall'articolo 2 decreto legislativo 276/03. L'articolo 1 comma 2 del medesimo decreto, però, esclude l'obbligo del libretto per il personale delle pubbliche amministrazioni.
In base a tale combinato, sono perciò esclusi da tale obbligo i lavoratori delle Agenzie Fiscali (decreto legislativo 300/99)?
L'articolo 37, comma 14, del Testo unico prevede che le competenze acquisite a seguito dello svolgimento delle attività formative debbano essere registrate nel libretto formativo del cittadino di cui all'articolo 2, comma 1, lettera i), del decreto legislativo n. 276/03. Effettivamente, però, come rileva il lettore, tutto il decreto legislativo 276/03, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, non si applica alle pubbliche amministrazioni e per il loro personale. E' auspicabile un chiarimento o una modifica in sede di correttivo del Testo unico. Nel frattempo, però, cautelativamente e in attuazione di una buona amministrazione, sarebbe opportuno che per ottemperare all'obbligo di registrazione venga utilizzato un libretto formato dallo stesso ufficio contenente i dati salienti riguardanti la formazione eseguita.
38 - Nel caso in cui, in ottemperanza alla 494/96, siano già state individuate figure professionali quali responsabile dei lavori, coordinatore in fase di progettazione, coordinatore in fase di esecuzione, direttore dei lavori, come si applica la nuova norma 81/08?
L'articolo 98 stabilisce i requisiti professionali del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l'esecuzione dei lavori. L'allegato XIV riporta i contenuti, le modalità e la durata dei corsi di cui tali soggetti devono attestare l'avvenuta frequenza con verifica dell'apprendimento finale. Poiché le norme richiamate non prevedono alcuna norma transitoria rispetto alle precedenti nomine, il committente o il responsabile dei lavori devono verificare che tali professionisti siano in possesso di tutti i titolo previsti dalla norma attuale. In mancanza dovranno essere formalmente invitati a provvedervi.
39 - Chi ricopre il ruolo di datore di lavoro-committente nel caso di un ente pubblico (ad esempio un piccolo Comune)? Esplica le sue funzioni solo in caso di appalto di lavori da svolgersi solo all'interno della casa comunale?
Secondo il disposto dell'articolo 89 comma 1, lettera b), del Testo unico, nel caso di appalto di opera pubblica, il committente è il soggetto titolare del potere decisionale e di spesa relativo alla gestione dell'appalto. Occorre quindi verificare, in proposito, l'organizzazione interna del Comune. E' da precisare che per l'ipotesi prospettata, il Comune è committente e non anche datore di lavoro.
La disposizione è ininfluente circa la localizzazione dell'esecuzione dell'opera pubblica.
RN