
Dal 2011 anche in Italia sarà cessata la vendita delle lampade ad incandescenza. 1)
Tra non molto dovremo rottamare le vecchie lampade ad incandescenza per sostituirle con le nuove a risparmio energetico. Pazienza che si debbano rottamare anche le plafoniere, i lampadari della nonna, le applique dell'ingresso o le abatjour sui comodini, perchè non tutte potranno ricevere le nuove più ingombranti lampade. Pazienza se nello sgabuzzino o nel sottoscala, dove andiamo più o meno tre volte al giorno, non avremo la libertà di installare la vecchia lampada ad incandescenza che ci durerebbe, ad un costo irrisorio, tutta una vita. Peccato che ci sia qualcuno che ci obbliga a fare tutto questo senza dirci quale sia il costo energetico finale, ultimo, per costruire usare e smaltire le nuove lampade e gli effettivi vantaggi per noi e per l’ambiente. Peccato che dietro questa iniziativa di risparmio energetico, si abbia la sensazione che ci siano lobby di interesse e i loro compiacenti, che si fregano le mani per il nuovo business in arrivo. Pazienza e peccato per quel colore caldo che, sprofondati nella poltrona di un salotto abbuiato appena illuminato dalla lampada da tavolo a incandescenza, non ci allieterà più durante la lettura.
RN
1) La prima lampada utilizzabile fu realizzata da Thomas Edison e fu accesa il 19 ottobre 1879: fu la prima sorgente luminosa disponibile a livello commerciale. Dal 1879 ad oggi la lampada a incandescenza è rimasta la sorgente luminosa più utilizzata. Ad un'attenta analisi ciò può sembrare sorprendente, poiché si tratta del metodo meno efficace di conversione dell'energia elettrica (watt) in energia luminosa (lumen). Il suo spettro luminoso è debole nella resa dei blu, e, fra tutte le sorgenti, è quella di minor durata e con la minore capacità di conservazione dei lumen: al momento di essere sostituita, una lampada a incandescenza emana solo l'80% del valore iniziale di lumen. Allora perché questa preferenza incondizionata? Le ragioni sono molteplici. In primo luogo è una sorgente luminosa disponibile da più tempo delle altre. In secondo luogo la sua resa colorimetrica è molto marcata sulle frequenze calde, rosso-arancio dello spettro. Il successo di queste lampade si deve alla loro capacità di conferire un colorito particolarmente gradevole, nonché ai pregiudizi ingenerati dai primi modelli di lampade fluorescenti, che offrivano una resa scadente della banda dello spettro corrispondente ai colori caldi. Nel secondo tipo di lampade, cioè quelle a scarica, la radiazione luminosa non è prodotta direttamente, in quanto si sfrutta l'energia di un arco elettrico che scoccando tra due elettrodi produce radiazioni ultraviolette le quali vengono convenite, soltanto in un secondo momento, in radiazioni visibili. Un tipo analogo di lampada è infine quella ad induzione, in cui è l'energia elettromagnetica ad alta frequenza ad essere convertita in radiazione visibile. Nelle lampade ad incandescenza il filamento metallico che deve raggiungere temperature elevatissime è caratterizzato da una resistenza molto diversa se a caldo o a freddo: il tungsteno a temperatura ambiente possiede una resistività specifica pari a circa 0,051 mm2/m ed un coefficiente di temperatura a uguale a 0,0042, ciò significa che passando dal valore di temperatura ambiente a quella di funzionamento, incrementa la sua resistività fino a 10-15 volte. In questo modo, la resistenza molto bassa consente all'inizio la circolazione di una elevata intensità di corrente che riscalda molto velocemente il filamento e quindi la lampada può accendersi quasi istantaneamente, subito dopo però la corrente si riduce spontaneamente in un tempo altrettanto breve e quindi la lampada non ha bisogno per il suo funzionamento di nessuna apparecchiatura ausiliaria. Per quanto riguarda le diverse sorgenti luminose, quelle ad incandescenza convertono l'energia elettrica assorbita per il 5-7% in luce visibile, circa il 93-95% in IR e circa lo 0,1% in UV; nelle lampade a scarica nel gas, come quelle fluorescenti, l'energia elettrica trasformata in luce visibile, invece è dell'ordine del 20%, circa il 75% viene emesso come IR e circa il 5% in UV. (